Rapide di Santa Lucia

Trekking 01.11.2015

GUARDA IL VIDEO

Le Rapide di Santa Lucia lungo il fiume Orta, sulla Majella in Abruzzo, sono di una bellezza straordinaria. Nel video il racconto di una escursione in uno dei luoghi più belli d’Abruzzo.

VEDI IL PERCORSO

Story Box

Le Rapide di Santa Lucia lungo il fiume Orta, sulla Majella in Abruzzo

Marcello di Majellando, Paola e Marco le guide di Majambiente, ci accolgono presso la chiesa di San Tommaso Becket, conosciuta anche come chiesa di San Tommaso di Paterno, dal nome con cui la località era indicata sin dall’VIII secolo, facendoci subito scoprire un edificio relegioso di notevole valore artistico che è il più interessante tra quelli situati nei pressi di Caramanico Terme (CH).

Da qui ci incamminiamo verso un percorso affascinante non solo sul piano naturalistico, ma anche storico. Tra i colori autunnali scendiamo tra i campi coltivati per addentrarci in luoghi un tempo venerati e rispettati detti Lucus: boschi sacri, che hanno successivamente ceduto il passo a zone coltivate e ancora, dopo il boom economico, ad un nuovo, fitto bosco, disordinato, testimone della forza e della capacità della natura di riappropriarsi di spazi strappati dall’uomo e poi abbandonati.

Fitti e teneri i nuovi alberi e gli arbusti già carichi di bacche colorate si affiancano a maestose quanto antiche querce cosi come a ulivi incolti. L’aria profuma di piante odorose, qua e la troviamo rifugi in pietra a secco incastonati in imponenti formazioni rocciose testimoni di ere lontane!

Inerpicatici su una di queste ci attende un paesaggio mozzafiato che si staglia a perdita d’occhio, incorniciato dai resti di un antico castello eretto a presidio della valle dell’Orta.

Apprendiamo da Paola che si trattava di un luogo strategico di collegamento e di fitto transito di uomini e animali, utilizzato già dagli antichi romani.

Che la valle in realtà è che ciò che resta di antiche grotte sotterranee, scavate dalla furia dell’acqua e poi collassate su loro stesse in epoche lontanissime che hanno lasciato colonne immense, come a difesa “i testimoni” erti e fieri.

Emanuele di Marco geologo ci intrattiene, mostrandoci anche fossili e pietre, illustrandoci come la Majella fosse un luogo completamente diverso e grazie a questo lontano passato è divenuto il luogo magico che ci accingiamo a scoprire.

Scendendo ancora, oltre un arduo pendio umido e ricco di vegetazione, ecco finalmente le rapide!

Pietra erosa in disegni sinuosi, canaloni dalle linee quasi irreali, nuvole di vapore e possente fragore d’acqua, massi enormi in bilico: ecco le formazioni straordinarie dette anche “marmitte dei giganti”, magnifiche! Ma lo stupore lascia il posto alla gratitudine per la bellezza che la Natura generosa della Majella sempre ci regala e nella lenta risalita le immagini lasciano il posto alle riflessioni su quanto questo splendido territorio, così ricco, vario e fortunatamente ancora incontaminato, ha ancora da offrire riempiendo l’animo di curiosità e desiderio di scoprire ancora.

Lara Maria Chersich.

Lara Maria Chersich.

Camminando sulla terra, guardando il cielo

Pensi semplicemente di star facendo una bella passeggiata sulla Majella, di domenica mattina, nella natura d’autunno.

Oggi primo giorno di Novembre in cui si celebrano tutti i Santi; come S. Cristoforo, protettore dei viandanti e dei pellegrini, raffigurato nella bellissima chiesa di S.Tommaso, e Santa Lucia che nomina luoghi di natura e potenza di un Abruzzo che ti sorprende perché non ti aspetti.

Come viaggiatori alla ricerca di qualcosa, si può procedere attraverso i boschi “sacri agli Dei” della Valle dei Luchi, comprendendo nelle alte pareti di roccia che puntano verso il cielo, nelle forti radici di edera che le ricoprono come un sistema di arterie, nelle profonde spaccature che creano grotte e angoli oscuri, il significato dell’antica definizione.

Come i pastori abituati a salire in alto con i loro animali, è necessario intraprendere salite anche importanti su percorsi non troppo facili, per accedere al livello di visuale che toglie il fiato; dai resti di un millenario torrione di avvistamento, lo sguardo sconfina e il viaggiatore si sente minore di fronte alla bellezza che cattura in pochissimi secondi.

Il colore nero e cupo delle pareti di roccia di S.Lucia e gli enormi monoliti rimasti isolati nel vuoto, i profondi canyon, sono segni di tutte le volte che la Majella è stata sommersa e poi riemersa dalle acque in milioni di anni e di ere.

E non è difficile immedesimarsi nello spirito del pellegrino, o del pastore o del viaggiatore che ricercavano il legame con il sacro in questi luoghi, sulla cima dei monti, dove la Natura è più vicina al divino in tutte le sue espressioni, acqua, terra, bosco, roccia.

Ma è al cospetto delle rapide di S.Lucia, un po’ storditi dalla potenza e dal fragore dell’acqua, un po’ intimoriti dalla maestosità e dalla precisione delle Marmitte dei Giganti, che il “viandante” avverte davvero un senso di rispetto, di devozione e comprende che quegli enormi blocchi di pietra, che quei pezzi della Montagna Madre, come l’acqua che li modella, sono vivi, si muovono e nel  silenzio puoi sentirli persino respirare.

Tornando indietro, ma col cuore più leggero, prima di ripartire ancora una grande scoperta; sotto l’altare della chiesa di S.Tommaso c’è una grotta di pietra naturale e un pozzo al centro con l’acqua sorgiva; era un luogo sacro per la gente di un Abruzzo arcaico e scomparso ma non dimenticato che venerava il dio Ercole, un guerriero che viveva là dove la terra si unisce al cielo, sulla montagna.

L’acqua, la roccia, il sacro, il sentiero, l’attesa e la speranza. Così tutto si ricongiunge.

Gabriella Tomassi.

Gabriella Tomassi.

Vuoi partecipare anche tu?

Ricevi le proposte iscrivendoti alla newsletter di Majellando
ISCRIVITI