500.000 anni fa sulla Majella

500.000 anni fa. Difficile per la mente immaginare un tempo così lontano in un mondo tanto diverso.

Tra la Majella e il Morrone c’è la Valle Giumentina – oggi – meravigliosa terra sospesa tra i canyon di S.Spirito e dell’Orfento, luogo perfetto per vivere una natura grandiosa e ispiratrice.

Ma la Valle Giumentina è anche una porta aperta su un mondo preistorico, un passaggio temporale nell’evoluzione della Terra e nella comparsa dell’uomo, un’area archeologica di rilevanza unica per definire gli anelli di collegamento dell’ultima grande era della Terra, la Quaternaria.

Molte le ragioni, dunque, che hanno sostenuto il progetto pluridisciplinare dell’Ecole Francaise de Rome – che ha visto la collaborazione di esperti francesi e italiani, delle Istituzioni regionali, dell’Archeoclub di Pescara –  nelle nuove ricerche sul Paleolitico in Abruzzo iniziate nel 2012.

Ed è stata l’archeologa responsabile degli scavi, Elisa Nicoud, a raccontare – venerdì 11 dicembre al Museo delle Genti d’Abruzzo – i risultati più interessanti del progetto.

60 anni dopo le prime esplorazioni dell’archeologo Radmilli e del geologo Demangeot – che sfruttando una profonda incisione avevano identificato sette livelli archeologici in una potente sequenza stratigrafica di 25 metri – il nuovo lavoro di scavi amplia il campo degli studi per inquadrare il contesto climatico che ha visto la presenza e il comportamento dell’uomo di Neanderthal in questa area.

Dove c’era un bellissimo lago glaciale, 400.000 anni fa, tra la Majella e il Morrone, cacciavano e vivevano i nostri lontani antenati. Ci parlano ancora attraverso le preziosissime schegge di selce ritoccate, recuperate in un eccellente stato di conservazione, con altri utensili di caccia e rari resti di fauna.

Con la tecnica del carotaggio, poi, nei depositi quaternari – realizzata per la prima volta – i ricercatori sono riusciti a “leggere” quanto sedimentato negli strati dai tempi geologici. E persino un’indagine dei pollini e delle spore, mai tentata prima, ha permesso di tracciare un’evoluzione della vegetazione e quindi del clima, per comprendere in quali condizioni ambientali quegli uomini preistorici vivevano sulla Paleo-terra di Valle Giumentina.

Mentre esco dalla sala del Museo delle genti D’Abruzzo, con l’orgoglio di appartenere ad una Terra straordinaria, penso che la prossima volta, calpesterò quel suolo con un rispetto ancora maggiore: per quello che vedo intorno a me che non finisce mai di stupirmi, per quello che ora so esistere sotto di me, un mondo parallelo che la Majella deve ancora a lungo custodire e raccontare.

Gabriella Tomassi per Majellando.

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