Francesco il contadino sulla Majella

Francesco il contadino sulla Majella

Francesco quel mattino sarebbe rimasto volentieri a letto. Dopo aver tirato fino a tardi con gli amici bolognesi aveva qualche difficoltà ad avviare la sua giornata. Forte era il richiamo della campagna ma soprattutto non voleva perdersi le prime ore del mattino. Colazione nello zaino e via di corsa sul trattore.

Come ogni mattina, arrivato nei campi, spense il motore e si avviò sul colle dove amava sedersi e fare colazione mentre aspettava il passaggio degli animali selvatici. Traeva energia da loro; vederli correre con quella potenza gli dava un senso di forza soprattutto quando aveva la fortuna di vedere l’imponente cervo maschio.

Finita la colazione iniziava il lavoro nei campi.

Mentre il trattore solcava il terreno con gesti quasi automatici, Francesco riviveva nella sua mente gli attimi trascorsi la sera precedente con i suoi amici con i quali si ritrovava ogni anno. Da quando aveva avviato il suo agriturismo ci teneva ad ospitarli tutti per trascorrere qualche giorno come quando studiavano a Bologna.

Era una forma di ringraziamento perché erano stati loro a convincerlo, involontariamente, a tornare a vivere sulla Majella. Ancora oggi vedeva nei loro visi l’insoddisfazione di vivere nelle loro anonime città, ancora oggi Francesco era felice della sua scelta. Era riuscito a rallentare i suoi tempi, a meravigliarsi dei fiori, del canto degli uccelli, del vento, del temporale, della neve, delle albe e dei tramonti.

Il lavoro nei campi era duro. Gli animali nella stalla hanno bisogno di mangiare tutti i giorni, anche la domenica, ma a Francesco piaceva lavorare la domenica perché poi si pranzava tutti insieme.

Lui sedeva sempre vicino a suo padre con il quale parlava sempre di lavoro perché da lui aveva ereditato questa passione. Un guasto al trattore era motivo per dimostrare che suo padre ne sapeva sempre qualcosa in più e che la fase di apprendistato del figlio non era mai cessata. Questa cosa a Francesco piaceva; lo tranquillizzava questa presenza protettiva e quando con una pacca sulla spalla gli diceva: “Daje ca hojie t’imbarat n’atra cos” [dai che oggi hai imparato un’altra cosa] sentiva l’amore di quest’uomo di “poche cerimonie” che gli attraversava tutto il corpo partendo dal colpo sulla spalla.

Mentre il trattore segue le geometrie dei suoi solchi “Spirit Bird di Xavier Rudd” nelle cuffie lo fa sentire un’aquila che si lancia dalla cima della montagna ed attraversa planando tutta la valle; uno spirito libero sulla Majella!

Se ti piace questo articolo condividilo sui Social Network!

 

LASCIA UN COMMENTO